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Da qualche tempo a questa parte sta diventando très compliqué conquistare spazio vitale sul metro, 'non luogo' sempre più luogo trasversale ai grandi nodi della società delle reti come direbbe Manuel Castell in un ipotetico dialogo con Marc Augé.
La Fashion Bag, accessorio di culto per antonomasia e simbolo di status nell’immaginario collettivo, con il tempo si è evoluta diventando un oggetto quotidiano che ha trovato il proprio spazio sociale e possiamo dire antropologico. La FB[1] è un oggetto che nel suo mostrarsi marca una “distanza” fra noi e gli altri.
Per Zigmunt Bauman la “distanza” (cfr. Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone, Laterza, Bari 1999) nel passato rappresentava un “vicino/lontano”, un “qui/là” ponendo dei vincoli di spazio e di tempo cui la libertà di movimento era soggetta, mentre nell’oggi con l’evolversi della tecnologia la distanza, spaziale e temporale, è compressa. Prendendo in prestito una nota di pensiero di Bauman che dice “Ci serve un’etica della distanza”, ci si chiede se non serva anche un’etica[2] per indossare una FB.
Infatti, quotidianamente ci si trova a intraprendere una lotta fisica contro la prepotenza delle sempre più ingombranti FB, accompagnate da individui che abitano la metro. Certo perché le FB ormai invadono lo spazio della metropolitana.

Ed è certo che le FB non sono più solo l’orpello di donne e fanciulle in fiore, ma vittime del canto della FB, sono anche i molti Ulisse che ne sfoggiano di tutte le forme e colori: medie, grandi o maxi, rigide o morbide, city bag, pc bag, l’utility bag, la verticale, l’orizzontale, la multitasking ecc. Ebbene, una volta indossata la FB non si può più togliere, la legge universale della moda lo vieta e la distanza dall’altro si annulla.
La FB, tutto considerato, compie il proprio mestiere e, non essendo un oggetto intenzionale, sono lepersone che la indossano i veri “colpevoli” e fautori di questa compressione di spazio. I portatori della FB diventano un tutt’uno con essa, si muovono all’interno delle carrozze della metro, sulle scale mobili, mutuandosi in appendini pronti a tutto pur di mettere in luce la propria FB e di riflesso se stessi.
Il braccio diventa rigido (…a volte tutte e due) si piega ad angolo retto e conserva nel tempo il suo stile reazionario reggendo la FB, o in alternativa è la mano (o la complice spalla), anch’essa rigida che sorregge - ad altezza coscia - la FB dell’ultima stagione. Tutto ciò diventa per la povera vittima del portatore della FB un difficile viaggio.
Ti siedi sulla metro e la FB di turno batte a ritmo cadenzato sul tuo stinco, o invece, si ninna davanti ai tuoi occhi con la paura che - causa brusca frenata del convoglio - alla fine ti arrivi dritta nell’occhio. Non tralasciando che all’occasione, la simpatica FB, si trasforma in un muro di cemento che si staglia davanti all’uscita e che vede il malcapitato compiere una gincana fuori programma. Non ci resta che difenderci dall’invasione delle FB e attendere che sui blog di moda più glamour la FB venga classificata come oggetto da tenere a distanza.
[1] FB abbreviazione per Fashion Bag.
[2] L’etica (dal greco antico εθος (o ήθος)[1], èthos, “carattere”, “comportamento”, “costume”, “consuetudine”) è quella branca della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontico ovvero distinguerli in buoni, giusti, o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati. (http://it.wikipedia.org/wiki/Etica).
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