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Critica del giudizio

Il Bello, e il Brutto. Suggestioni, aperture, derive.



LA MILITANZA ESTETICA DI GUALTIERI DI SAN LAZZARO PDF Print E-mail
Written by Chiara Rubessi   
Sunday, 22 January 2012 10:24

Si è inaugurata il 12 gennaio scorso, presso la Biblioteca Comunale Centrale di Palazzo Sormani a Milano, una mostra bibliografica che documenta l’attività poliedrica di Gualtieri di San Lazzaro.

 XXSIECLE

Gualtieri di San Lazzaro (vero nome Giuseppe Papa, 1904-1974) fu scrittore, giornalista, critico ed editore d’arte. Fu testimone e protagonista del ventennio parigino tra le due guerre mondiali (dal 1919 al 1939), che lui rievocherà nel brillante volume “Parigi era viva” (racconto della vita artistica parigina dal 1924 all’entrata delle truppe tedesche a Parigi), il suo libro più celebre, e oggi importante documento storico, pubblicato per la prima volta dall’editore Garzanti nel 1948 (Premio Bagutta Opera Prima 1949), grazie a Orio Vergani, e una seconda volta da Mondadori nel 1966 ( ripubblicato nel 2011, in questa versione, da Mauro Pagliai di Firenze). Questo romanzo di memorie autobiografico offre al lettore una dimensione diversa della vita parigina, uno « spazio letterario » dove le ragioni estetiche e artistiche si rapportano alla quotidianità e vengono descritte attraverso un flusso di aneddoti ; vi si ricorda Kandinsky nel suo studio ordinato meticolosamente, a contrasto con quello caotico di Picasso, le conversazioni con Matisse e con Alberto Magnelli, le incomprensioni con De Chirico.

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LA FENOMENOLOGIA DELLA FASHION BAG PDF Print E-mail
Written by Chiara Rubessi   
Monday, 27 June 2011 08:20

 

 

 

Da qualche tempo a questa parte sta diventando très compliqué conquistare spazio vitale sul metro, 'non luogo' sempre più luogo trasversale ai grandi nodi della società delle reti come direbbe Manuel Castell in un ipotetico dialogo con Marc Augé.

La Fashion Bag, accessorio di culto per antonomasia e simbolo di status nell’immaginario collettivo, con il tempo si è evoluta diventando un oggetto quotidiano che ha trovato il proprio spazio sociale e possiamo dire antropologico. La FB[1] è un oggetto che nel suo mostrarsi marca una “distanza” fra noi e gli altri.

Per Zigmunt Bauman la “distanza” (cfr. Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone, Laterza, Bari 1999) nel passato rappresentava un “vicino/lontano”, un “qui/là” ponendo dei vincoli di spazio e di tempo cui la libertà di movimento era soggetta, mentre nell’oggi con l’evolversi della tecnologia la distanza, spaziale e temporale, è compressa. Prendendo in prestito una nota di pensiero di Bauman che dice “Ci serve un’etica della distanza”, ci si chiede se non serva anche un’etica[2] per indossare una FB.

Infatti, quotidianamente ci si trova a intraprendere una lotta fisica contro la prepotenza delle sempre più ingombranti FB, accompagnate da individui che abitano la metro. Certo perché le FB ormai invadono lo spazio della metropolitana.

 

 

 

Ed è certo che le FB non sono più solo l’orpello di donne e fanciulle in fiore, ma vittime del canto della FB, sono anche i molti Ulisse che ne sfoggiano di tutte le forme e colori: medie, grandi o maxi, rigide o morbide, city bag, pc bag, l’utility bag, la verticale, l’orizzontale, la multitasking ecc. Ebbene, una volta indossata la FB non si può più togliere, la legge universale della moda lo vieta e la distanza dall’altro si annulla.

La FB, tutto considerato, compie il proprio mestiere e, non essendo un oggetto intenzionale, sono lepersone che la indossano i veri “colpevoli” e fautori di questa compressione di spazio. I portatori della FB diventano un tutt’uno con essa, si muovono all’interno delle carrozze della metro, sulle scale mobili, mutuandosi in appendini pronti a tutto pur di mettere in luce la propria FB e di riflesso se stessi.

Il braccio diventa rigido (…a volte tutte e due) si piega ad angolo retto e conserva nel tempo il suo stile reazionario reggendo la FB, o in alternativa è la mano (o la complice spalla), anch’essa rigida che sorregge - ad altezza coscia - la FB dell’ultima stagione. Tutto ciò diventa per la povera vittima del portatore della FB un difficile viaggio.

Ti siedi sulla metro e la FB di turno batte a ritmo cadenzato sul tuo stinco, o invece, si ninna davanti ai tuoi occhi con la paura che - causa brusca frenata del convoglio - alla fine ti arrivi dritta nell’occhio. Non tralasciando che all’occasione, la simpatica FB, si trasforma in un muro di cemento che si staglia davanti all’uscita e che vede il malcapitato compiere una gincana fuori programma. Non ci resta che difenderci dall’invasione delle FB e attendere che sui blog di moda più glamour la FB venga classificata come oggetto da tenere a distanza.

 

 


[1] FB abbreviazione per Fashion Bag.

[2] L’etica (dal greco antico εθος (o ήθος)[1], èthos, “carattere”, “comportamento”, “costume”, “consuetudine”) è quella branca della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontico ovvero distinguerli in buoni, giusti, o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati. (http://it.wikipedia.org/wiki/Etica).

 
\Claude Parent: Utopia dell'obliquo\ PDF Print E-mail
Written by Chiara Rubessi   
Monday, 05 July 2010 15:34

\La fonction oblique est une arme destructrice des poncifs... pour qu'aujourd'hui on la ramasse et qu'elle puisse apporter une ouverture de pensée\ CP

Si è chiusa ormai da qualche mese la mostra monografica parigina dedicata al lavoro e al pensiero di Claude Parent, architetto francese, che ha costruito poco durante la sua carriera, ma che ha lasciato una traccia profonda nell'architettura moderna, e che è stato celebrato (con la prima retrospettiva sull'architetto) proprio in quella Parigi che agli inizi della sua carriera è stata il centro del nuovo in ambito culturale, politico e sociale, e dove l'architetto ha iniziato a elaborare il suo pensiero costruttivo.
Claude Parent ha operato in un periodo storico, gli anni Cinquanta e Sessanta, marcato da rotture e rimbalzi, e in questo frangente ha saputo tracciare e animare la storia culturale segnata dalle mutazioni dell'architettura francese e internazionale. Importante è stata, quindi, la scelta di valorizzazione e divulgare l'intensa attività di un architetto e della sua attività professionale che dura da più di cinquant'anni.
 
 
Progetto per la Biennale di Venezia, 1970.
Parent ha completamente trasformato lo
spazio interno proponendo un percorso obliquo.
 

  

  

  

  

  

  

  

  

 

  

  

  

  

  

  

  

  

  

 

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San Francisco: il segno dell’Academy of Sciences. PDF Print E-mail
Written by Chiara Rubessi   
Tuesday, 23 February 2010 00:00

robert_frank_05

Identità, territorio, differenza, sono la soglia a partire da cui si definisce oggi la pratica dell'architettura come progetto. Ma cosa vuol dire progettare? Oggi occorre trovare nuove risposte a questa domanda, indagare il pensiero dietro il quale si cela il gesto costruttivo. L'architettura deve ritrovare la permeabilità e la sua interdisciplinarità con i diversi linguaggi, come quello della filosofia, ad esempio. Le continue scoperte scientifiche e tecnologiche hanno sempre più importanza, e sono indirizzate a creare nuove condizioni. Il loro confronto con i saperi umanistici, si esplica nel delicato rapporto tra tradizione e innovazione. Su questo sfondo, l’architettura si pone sempre più come il limite già sempre oltrepassato  dell’opera d’arte nella propria esibizione (a un tempo ostentatio e interpretatio). Occorre, quindi, far emergere e segnare quelle pratiche architettoniche di confine, che si muovono in spazi altri, in un continuo divenire tra  l'uomo e ciò che sta intorno. Occorre far emergere lo spazio di senso che accade nell’esibizione dell’architettura. Occorre prendersene cura su autet. Nel seguito un primo contributo dedicato Academy of Sciences di San Francisco.

 

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Giovanni Gastel: “Maschere e spettri”. PDF Print E-mail
Written by Vittorio Raschetti   
Monday, 26 October 2009 21:28

Premonizioni di punizioni, private incursioni nel deserto dei castighi. Senza specchi, solo vetri sparsi sul tappeto uncinato di una sfilata sfumata nel ghiaccio secco di nubi artificiali. Defilate e sequestrate in stanze sigillate.

Intra-mondi colpevoli tra gnosi ed ecchimosi dell'immagine, spettrali relitti di delitti mai prescritti, velo di stoffe impregnate di sangue trascorso nell'intrigo di tessuti scarlatti, stiletti e merletti. Attraverso il corpo della colpa, il colpo alla gola: composta catatonia scolpita assopita.
Stilemi di bellezze semisepolte, deposte tra velature di verdi velenosi. Verdi presi a morsi.
Manieristiche stoffe perturbanti allusive abbondanti racchiudono demoni di magrezza truccata: sibilanti simulacri di modelle postmoderne che respirano piano.
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