Who's online?

We have 5 guests online

Statistiche

Content View Hits : 218270

autet_it Twitter Follow

SUL SALIRE: Aufhebung alla Madonna del Ghisallo. PDF Print
Monday, 15 October 2007 12:51

Santuario della Madonna del Ghisallo

Aufhebung
è il termine fondamentale del linguaggio filosofico hegeliano. Auf- heben costituisce semanticamente il calco del latino tollere, cioè "togliere per conservare"; letteralmente "porre qualcosa sopra, ad un livello più alto".
Il Santuario della Madonna del Ghisallo è una piccola chiesa che si trova a Magreglio, in provincia di Como, alle pendici del Monte San Primo.
L’ascesa (o Aufhebung) alla Madonna del Ghisallo dal suo versante “nobile”, quello cioè che parte da Bellagio, cerniera fra i due rami del lago di Como, rappresenta  in tutto e per tutto una figura dello spirito hegeliano per ogni ciclista-ascensionista che si rispetti. Un’ascesa mitica, avvolta da un’aura romantica e misteriosa  che induce nel ciclista, al contempo, fascino e rispetto.
Tra il terzo chilometro e l' abitato di Guello si trova la parte più impegnativa, caratterizzata da sette stretti tornanti e da lunghi rettilinei, con pendenze che raggiungono il 14%, all' ombra dei boschi che costeggiano la carreggiata. Affrontarla in una giornata d’autunno, con la cima avvolta dalla condensa nebbiosa, e la minaccia costante di pioggia, è la morte sua.
Riprendiamo così da qui la nostra riflessione sul "Salire". Nello specifico, da questa
cronistoria dell’avvicinamento e dell’ascesa alla Madonna del Ghisallo fatta dal nostro inviato, Davide Galbusera.

NB: il percorso qui descritto si riferisce a quello effettuato da Davide, con partenza e arrivo a Bergamo (totale: circa 110 km). La salita al Santuario della Madonna del Ghisallo inizia da Bellagio, ed è lunga, complessivamente, 10,7 km (in basso, il link con l'altimetria) .

Partenza poco prima delle 9. Cielo coperto, non sembra minacciare pioggia, ma non si sa mai: parto con il timore di dover invertire la rotta da un momento all'altro causa maltempo. Indosso maglietta, felpa leggera e pantaloncini. Nello zaino, una giacca a vento autunnale, pantaloni lunghi, guanti e berretto di lana per ogni evenienza, 2 panini imbottiti e dell'uva. L'imperativo è pedalare tranquillo fino a Bellagio per sprecare meno energia possibile prima dell'inizio dell'ascesa.
Primi chilometri in scioltezza, fino a Brivio è praticamente tutta discesa, si attraversa l'Adda e ad Airuno si incrocia la statale dello Spluga che porta verso Lecco. Mi lascio alle spalle il tratto più squallido, da tutti i punti di vista: traffico in primis, e toponomastica, Olginate-Garlate-Pescate-Galbiate-Malgrate. Qui imbocco la statale che porta a Bellagio. Oltrepasso due orrende e assordanti gallerie da 2 km l'una e finalmente inizia il tratto più suggestivo: strada stretta, tortuosa, con brevi slarghi in corrispondenza dei rari centri abitati, frazioni del comune sparso di Oliveto Lario. Il lago è lì al mio fianco, plumbeo sotto le nuvole. Ma al pericolo-pioggia ormai non penso più. Le gambe sembrano in buona giornata, mulino chilometri più velocemente di quel che pensavo, ma poco prima di Bellagio alcuni saliscendi mi costringono ad impreviste fatiche. Cerco di amministrare il più possibile. Affronto un'ultima salitella, e ormai sono entrato nel comune di Bellagio: curva a sinistra, breve rettilineo in leggera discesa, e in fondo vedo una rotatoria, e l'indicazione: "Ghisallo", a sinistra. Iniziano le danze.
L'attacco è di quelli che lasciano il segno: la pendenza supera senz'altro il 10%, in men che non si dica i 45 km che ho nelle gambe iniziano a farsi sentire, impietosi. Capisco che non ho scelta: cambio agile per superare questo tratto impegnativo, nella speranza di poter alzare il ritmo più avanti, se le pendenze dovessero calare, ma so che per circa 4 km sarà comunque salita dura. La giornata fredda e nuvolosa non ha scoraggiato i colleghi: ciclisti in bici da corsa mi passano a fianco e mi staccano, chi sui pedali, chi seduto, tutti spingono molto. Ma per me non è il caso, arriva il famigerato tratto al 14% e sono costretto ad alleggerire ulteriormente: ora sono sulla corona più piccola del cambio anteriore, e sulla penultima di quello posteriore, cambio che abitualmente uso per pendenze anche fino al 20%. Ma qui ormai pedalo da quasi 50 km, ed è meglio essere prudenti. Comunque appena la pendenza cala, indurisco subito il rapporto posteriore e mi riporto sulla terz'ultima corona, occasionalmente sulla quart'ultima. Tutti quelli che mi superano hanno bici da corsa, ma gli unici due che salgono in mtb vanno più lenti di me: li incontro sulle prime rampe, e mi faccio coraggio. Ho già coperto un discreto dislivello, la salita ora è piuttosto regolare (ma sempre dura, 8-9%) e intorno a me vedo castagni a perdita d'occhio. Comincio a sentirmi accaldato: l'abbigliamento che ho scelto si rivela inadatto, la felpa, benché leggera, mi toglie il respiro, la leverei volentieri ma non posso: piede a terra mai, per nessun motivo. Sono concentratissimo, l'occhio inchiodato all'asfalto per scorgere anche il più piccolo cambio di pendenza, e regolare il rapporto di conseguenza. Ma nello stesso tempo, è incredibile il flusso dei miei pensieri, che spaziano in ogni direzione. Mi capita sempre così, soprattutto quando pedalo in salita: penso a qualunque cosa, a quel che ho fatto l'altra sera; alla replica fulminante che avrei dovuto dare quella volta discutendo con quel collega, ma che sul momento non mi è venuta; alle vicende del romanzo che sto leggendo; e nel frattempo una canzone mi gira nella testa, in loop costante: oggi è "Il Timido Ubriaco" di Max Gazzè. Nientemeno.
Inizio a pensare che il tratto duro dovrebbe essere ormai agli sgoccioli. Brutto segno, perché significa che la stanchezza è tanta, e quel che è peggio, si comincia a sperare che dietro ogni curva la strada spiani: speranza sempre puntualmente disattesa. Per evitare tutto ciò, approfitto di uno dei tanti gruppetti di ciclisti che continuano a superarmi, per chiedere lumi. "Mancano 5 o 6 km" è la risposta: significa che la fine del tratto duro è vicina, 1 km al massimo. E infatti, arrivato a Guello, un cartello provvidenziale avverte della vicinanza del GPM. E' fatta, mi dico, da qui in avanti solo falsopiani e tratti in leggera salita. C'è perfino discesa, ma mi scordavo degli ultimi 2 km al 10%. Quando vedo la strada impennarsi di nuovo, non mi perdo d'animo: sia quel che sia, in un modo o nell'altro in cima ci arrivo. Ecco lo striscione dell'ultimo chilometro: proprio così, con tanto di triangolo rosso. Nel delirio della fatica, arrivo a pensare che sia lì fisso, omaggio ad una salita che ha fatto storia. Scoprirò poi che molto più semplicemente dietro di me è in corso una gara ciclistica, con arrivo proprio al Ghisallo. E per fortuna non sono partito mezz'ora più tardi, altrimenti mi avrebbero costretto a fermarmi per far passare i corridori.
L'ultimo tratto è emozionante: 5-6 tornanti in successione, intervallati da brevissimi rettilinei. La strada zigzaga mantenendosi su pendenze importanti. 500 metri all'arrivo. A destra una colonna di auto parcheggiate, più avanti addirittura le transenne, mi sento al Giro d'Italia. 100 metri, 50 metri e taglio il traguardo. Missione compiuta, la soddisfazione è indescrivibile. Mi cerco un angolo tranquillo, sull'erba, mi sdraio, chiudo gli occhi e mi rilasso completamente. Sono quasi le 11.20, in totale ho impiegato poco meno di 2 ore e mezza.
Intanto l'altoparlante comincia a raccontare le ultime fasi della corsa, gli atleti sono juniores, c'è perfino il campione del mondo, un certo Diego Ulissi. Finirà per vincere proprio lui, ma non lo invidio: oggi ho vinto anch'io.
Alle 13.30 riparto verso casa, scendendo dall'altro versante, quello brianzolo. Ad Asso, prendo a sinistra per Valbrona, da dove in picchiata mi riporto sul lungolago affrontato in mattinata, all'altezza di Onno, a mezza strada fra Bellagio e Malgrate. Ora il cielo è sereno, fa quasi caldo. Da qui in avanti il percorso è identico a quello dell'andata, la fatica si fa sentire ma il più è fatto. Arrivo poco dopo le 15.30.
Giornata indimenticabile, la pedalata più bella della mia vita. Decine i ricordi e le immagini che rimarranno scolpite nella memoria: gli strappi micidiali appena sopra Bellagio, l'odore di castagno, le ultime rampe, ma anche gli innumerevoli scorci caratteristici sul lungolago verso Bellagio, la discesa dal Ghisallo, il curvone di Asso e, su tutti, un tratto del toboga di curve e tornanti che da Valbrona scende verso Onno: strada scavata nella roccia, sulla sinistra una parete verticale, e sulla destra lo spettacolo mozzafiato del ramo lecchese del lago, incastonato fra i monti, finalmente azzurro, costellato di vele bianche.

Altimetria della scalata con pendenze nel dettaglio:
http://www.salite.ch/ghisallo.asp?Mappa=http://www.viamichelin.fr/viamichelin/ita/dyn/controller/Cartes-plans?mapId=-ty04qy7m69nobp&dx=485&dy=330&empriseW=970&empriseH=661


La nostra riflessione sul Salire:
http://www.autet.it/index.php?option=com_content&task=view&id=127&Itemid=50

Last Updated on Saturday, 19 September 2009 18:02
 
Copyright © autet