| Giovanni Gastel: “Maschere e spettri”. |
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| Written by Vittorio Raschetti | |||
| Monday, 26 October 2009 21:28 | |||
Premonizioni di punizioni, private incursioni nel deserto dei castighi. Senza specchi, solo vetri sparsi sul tappeto uncinato di una sfilata sfumata nel ghiaccio secco di nubi artificiali. Defilate e sequestrate in stanze sigillate. Intra-mondi colpevoli tra gnosi ed ecchimosi dell'immagine, spettrali relitti di delitti mai prescritti, velo di stoffe impregnate di sangue trascorso nell'intrigo di tessuti scarlatti, stiletti e merletti. Attraverso il corpo della colpa, il colpo alla gola: composta catatonia scolpita assopita. Stilemi di bellezze semisepolte, deposte tra velature di verdi velenosi. Verdi presi a morsi. Manieristiche stoffe perturbanti allusive abbondanti racchiudono demoni di magrezza truccata: sibilanti simulacri di modelle postmoderne che respirano piano.
Repliche di cloni digitali ritoccati: il foto-ri-tocco del diavolo. Urti tra demoni e inimicizie feroci fluttuanti negli ululati del buio. Vanità svanita nella tetra notte di pietra trafitta da trame di lame. Afferrare efferate irragionevoli sporgenze. Brughiere gotiche tra le lande della pelle, tra le gote del volto. Argentate effusioni ghiacciate su profumi di mirra, misture di essenze ancora ignote, tra mali esotici che prendono possesso dei corpi contaminati. Come animali dissacrati, apparizioni di ectoplasmi alle finestre, venefiche efflorescenze ematiche improvvise: effusioni stridule di rancori antichi ancora viventi.
Privilegiate e dannate scolpite nell'assenza, tra impulsi isterici intermittenti, espiazioni ed espianti.
Lamenti rappresi nella frenesia trascurata. Black Bloody Dahlia. Asfissia di acute degenerazioni narcisistiche ostinate, smunte smarrite rapite violate, composte freddo geometrico design di corpi defenestrati apparecchiati sul tavolo della morgue. Palpebre ripiegate sul silenzio degli occhi. Nocche arrossate irrorate dell'ultimo flusso vitale. Esposte alla furia del vento penetrato sin dentro l'anima delle pareti.
Scarni incisioni in pasto a tormenti indecisi, fili di tensioni. Senza protezioni, labile friabile confine delle fibre. Nei meandri notturni, nel regime di potenze occulte.
Usura e degradazione nel gusto di turbamenti di tempi anomali. Discesi nell'ascesi. Senza alcun apparente segno di difesa. Corpi sottovuoto, silenti e reticenti. Tensioni di congegni metallici sottocutanei sotto il trucco. Arsi e liquefatti, vulnerati. Rovine di volti sinistri. Volti di cera che si squagliano. Anatomia inverosimile sospesa sui fili di un movimento inconsueto. Tensioni di avambracci contorti. Rumori di giunture. Brandelli di insinuazioni. Esili, esuli. Conservando tutta la purezza del senso di colpa dei corpi. Labbra all'arsenico. Corpi salati, esalati. Il ritocco fotografico, il trucco funerario, lutto abbagliante di bianco fluorescente. Sin dentro le orbite retroflesse di bulbi oculari capovolti: testimoni oculari involontari. Chiusi dentro teche di vetro e piombo, inclinazioni indicibili. Muse vaganti levitate e spiritate. Impostura. Satura sutura di ferite. Seduzione e riesumazione. Digrignando denti pietrificati. Segreti e segrete. Bugie avvolte nell'immagine patinata sfregiata, stregata. |






