| San Francisco: il segno dell’Academy of Sciences. |
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| Written by Chiara Rubessi | |||
| Tuesday, 23 February 2010 00:00 | |||
Identità, territorio, differenza, sono la soglia a partire da cui si definisce oggi la pratica dell'architettura come progetto. Ma cosa vuol dire progettare? Oggi occorre trovare nuove risposte a questa domanda, indagare il pensiero dietro il quale si cela il gesto costruttivo. L'architettura deve ritrovare la permeabilità e la sua interdisciplinarità con i diversi linguaggi, come quello della filosofia, ad esempio. Le continue scoperte scientifiche e tecnologiche hanno sempre più importanza, e sono indirizzate a creare nuove condizioni. Il loro confronto con i saperi umanistici, si esplica nel delicato rapporto tra tradizione e innovazione. Su questo sfondo, l’architettura si pone sempre più come il limite già sempre oltrepassato dell’opera d’arte nella propria esibizione (a un tempo ostentatio e interpretatio). Occorre, quindi, far emergere e segnare quelle pratiche architettoniche di confine, che si muovono in spazi altri, in un continuo divenire tra l'uomo e ciò che sta intorno. Occorre far emergere lo spazio di senso che accade nell’esibizione dell’architettura. Occorre prendersene cura su autet. Nel seguito un primo contributo dedicato Academy of Sciences di San Francisco.
(Foto 1, Vista Academy of Sciences) Visitando il museo, o forse dovremmo definirlo il nuovo sistema museale dell’Academy of Sciences di San Francisco, progettato dall’architetto Renzo Piano e dal suo studio Renzo Piano Building Workshop, non si può non rimanere colpiti dall’elegante edificio e dalla sua copertura, il tetto vivente, che con una leggera ondulazione fa eco alle colline di San Francisco, e che l’occhio del visitatore scorge da lontano, come un prato sospeso nell'aria, percorrendo a piedi il sentiero che porta all’ingresso dell’Academy, sentiero perché questo affascinante edificio si trova all’interno del Golden Gate Park di San Francisco. Un parco che ha un valore simbolico importante per la città e non solo; luogo di protesta negli anni Sessanta, infatti, il parco del Golden Gate ospitò nel 1967, il Summer of love, la nascita del movimento hippy, con il vicino e movimentato quartiere di Haight-Ashbury, che diventò il ritrovo hippie della città. E sempre San Francisco è la protagonista delle battaglie contro la guerra in Vietnam, con il Free Speech Movement di Berkeley, inoltre non dobbiamo dimenticare l'ambientalismo che si respira in questa città, ed è proprio qui che nell'Ottocento lo scienziato-militante John Muir lanciò la sua campagna per la creazione dei parchi naturali. Dunque, qui sempre negli anni Sessanta nacquero le prime e vere battaglie verdi, per limitare l'inquinamento delle automobili, che fanno scuola, oggi come allora, nel mondo intero. E non si poteva, pertanto, scegliere città migliore per dar vita a quello che è il sistema museale più verde costruito fino a oggi. Il nuovo spazio offre in un'unica sede le dodici strutture costruite in momenti diversi dal 1916 al 1976. All'interno trovano spazio l'acquario Steinhart, il planetario Morrison e il museo di storia naturale Kimball. Questa nuova sede dell'Academy, la precedente era stata danneggiata irrimediabilmente dal terremoto dell'89, stravolge l'idea concettuale dei tanti musei di scienze naturali presenti, luoghi spesso oscuri, che intimidiscono e non invogliano alla partecipazione. Quella all'Academy diventa una visita esperienziale in un contesto solare, spazioso e visionario: il percorso interno è fluido, come è visionaria la copertura interna, intrecciata da cavi d'acciaio, che accoglie l'uomo al suo interno, perché come dice lo stesso Renzo Piano a proposito del suo progetto: «Chi entra nell'Accademia delle Scienze diventa Robison Crusoe scopre il mondo come se fosse lui il primo abitante di questo pianeta».
(Foto 2, Dettaglio tetto Academy) La sfida tecnica ha permesso di creare un sistema che si avvicina all'obiettivo ideale di zero emissioni: il tetto è la peculiarità del progetto, che è coperto da un prato, che sospeso a circa 10 metri dal suolo, segue un leggero movimento ondulatorio, una scelta progettuale non nuova per Renzo Piano che anche per il Zentrum Paul Klee di Berna, a utilizzato forme curve: si presenta con l'aspetto di due grandi onde che nascondono la struttura del museo e che si inseriscono perfettamente nel paesaggio intorno, composto da colline coltivate.
(Foto 3, Zentrum Paul Klee progetto di Renzo Piano, Berna) In conclusione, vogliamo ora ricordare le parole di un grande architetto del secolo passato, il maestro visionario Frank Lloyd Wright che durante le sue chiaccherate, ripeteva dire che: «L'architettura si deve sviluppare dall'interno all'esterno», e qui, queste parole sono diventate immagine e struttura.
(Foto 4, Crescent Opera, Civic Auditorium, Garden of Eden, Plan for Greater Baghdad 1957)
Bibliografia
Frank Lloyd Wright, From within outward, Guggenheim MuseumFrank Loyd Wright FoundationPublications Skira, Rizzoli New york 2009.
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