| Dell'Esperienza. |
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| Wednesday, 16 February 2005 16:16 | |
A questo punto molti di voi si saranno chiesti ‘cazzo sono l'Erfahrung e l'Erlebnis? Farebbero meglio a chiedersi com'è che la prima si sia, da almeno un secolo a questa parte, tramutata nella seconda. E come invece, qui almeno, si ha la presunzione di voler riabilitare la prima a scapito della seconda. Walter Benjamin, nel suo saggio su Baudelaire parla di Erfahrung intendendo con tale termine un contatto, anzi un incontro tra soggetto e realtà assolutamente incontaminato, vergine, puro. Dove il soggetto sta ben lontano dall'oggetto che esperisce: lo contempla liberamente, senza intromissioni. Lo vive, appunto, e lo "esperisce" liberamente. E' questa un'esperienza estremamente ricca: carica di vissuti emotivi, psicologici, una sorgente continua di associazioni libere delle mente e di emozioni private, difficili da concettualizzare e da descrivere. Solo Proust c'ha provato e c'è riuscito. Solo in pochi sono riusciti a leggere Proust. Ma torniamo a noi. La tela dell'Erfahrung è un intreccio ricamato e intenso, fatto di passato, di presente, di ricordi di ciò che già si è conosciuto, esperito e vissuto, associati a ciò che invece si sta conoscendo, vivendo ed esperendo nel presente. La mente, la psiche paiono in uno stato di grazia fenomenologica. In uno stato di associazioni libere, che favoriscono l'ispirazione, i sentimenti, l'arte, la poesia. L'Erfahrung è infatti esperienza in cui il soggetto sta ben distanziato dall'oggetto del suo esperire, come il pittore di fronte al paesaggio che deve dipingere. Husserl, e Brentano prima di lui, avrebbero detto che "lo intenziona". L'Erfahrung è dunque un'esperienza in qualche misura "sacra". Sempre Benjamin nel saggio "L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica" parla di modalità di fruizione "cultuale". Quella che si fa, per esempio, di fronte alle opere d'arte tradizionali: quelle caratterizzate dall'unicità e irripetibilità. Un quadro, presente in un unico esemplare in un museo, una statua, presente solo in quel calco di marmo, ecc. Esse vengono fruite dal soggetto, con un che di reverenza. Come ci si trovasse di fonte a un Cristo pagano. Si sta distanti, con rispetto. Come se questo Cristo emanasse tutta la sua aura (che vuol dire appunto "aureola"), al cospetto della quale noi stiamo in silenzio, in contemplazione. L'aura infatti che emana da un'opera d'arte unica, conservata in un museo, per Benjamin è "lontananza". Lontananza dell'opera dal soggetto, per quanto gli sia fisicamente vicina. E lontananza anche del soggetto da quell'opera. Anche di fronte a un Rembrandt ci sentiremo irrimediabilmente lontani, con reverenza cultuale, da lui. Sentiremo tutto il suo respiro sacro e distante. Saremo noi a dover andare da lui, al suo cospetto. Non lui a venire da noi, nella nostra epoca, nel nostro contesto. Come in una preghiera pagana. Si ascende al dio. Non scende lui tra i fedeli. I musei sono dunque per l'appunto luoghi di "culto". Lì il soggetto esperisce la forma più alta di Erfahrung: la contemplazione di un'opera d'arte unica e irripetibile. Al contempo è anche il soggetto a godere di questa distanza reverenziale. Un quadro che sta fermo immobile di fronte al soggetto, nel suo silenzio, avrà il pregio di svelarsi lentamente nella sua bellezza. Rivelerà piano piano, a gradi, tramite le associazioni libere che il soggetto sarà capace di mettere in moto nella sua mente, tutti suoi substrati di significato, tutte le sua sfumature. Potresti stare ore davanti alla Porta dell'Inferno di Rodin, nella Gare d'Orsay di Parigi, e ogni volta coglierne un aspetto diverso, un particolare, una sfumatura nuovi che prima t'erano sfuggiti. E ogni singola emozione, sensazione, sentimento che proverai saranno anch'essi unici e irripetibili. Come l'opera. Quindi anche tu soggetto godrai di riflesso della sua stessa unicità e irripetibilità. Da qui quel senso di compiacimento narcisista che innegabilmente proviamo quando riusciamo a capire e apprezzare appieno un'opera d'arte tradizionale. Sentimento assolutamente privato e indescrivibile. Questa è L'Erfahrung. La chiameremo, per comodità, "Esperienza incontaminata". Già perché l'Erlebnis è invece l'"Esperienza contaminata", quella che ha perso l'aura di cui parla Benjamin. Quella che ha perso la verginità, diremo noi. L'Erlebnis sarà dunque esperienza di facili costumi, meretrice. Un'esperienza in cui la distanza del soggetto dall'oggetto, la libera contemplazione, la sacralità sono scomparse. E' l'esperienza in cui è l'oggetto ad andare incontro, meglio direi, in-scontro al soggetto. In cui l'oggetto investirà la mente colpendola duramente, e irrimediabilmente. Procurando ad essa, dice Benjamin (sempre nel saggio su Baudelaire), delle ferite indelebili. Uno choc. Un trauma: ciò che secondo Freud la mente non riesce a "legare", a contenere, ad arginare. Qualcosa che ci invade e ci turba profondamente. L'Erlebnis è dunque lo stupro dell'Erfahrung. Perché l'Erfahrung non è e non può essere consenziente. Subisce l'intrusione, senza nulla potere. Non ha il tempo di reagire. Gli stimoli della vita moderna nelle metropoli nascenti sul finire del XIX secolo (Parigi in particolare) ne sono i principali responsabili, ci dice Benjamin. Il traffico, i semafori, i clacson delle prime auto, lo stesso motore a scoppio, fatto di tanti piccoli sussulti slegati ma netti e violenti, producono una frammentazione dell'esperienza umana. Tanti piccoli choc, tante piccole reazioni della mente per far fronte alla nuova invasione. E l'esperienza si frantuma. Si spezzetta, si eviscera. Perdendo per strada la sua unicità. Qui non c'è più lontananza, qui c'è L'uomo della folla di Poe. L'uomo solo, perso in mezzo alla folla e agli stimoli frenetici del traffico, della vita metropolitana, costretto a parare gli choc. Stiamo parlando della vita nelle moderne metropoli agli albori del Novecento, sia chiaro, non di oggi. E l'arte? L'arte che fine fa, che fine fa l'esperienza cultuale, sacra, unica e irripetibile del soggetto di fonte all'opera d'arte unica e irripetibile? Resta intatta, almeno quella? No, nemmeno quella. Il cinema, la lastra fotografica, introducono una nuova modalità di fruizione anche nell'opera d'arte. L'arte non è più unica e irripetibile. Non ci sono più musei o luoghi di culto nel cinema e nella fotografia. Ci sono infinite copie seriali che colpiscono il soggetto, gli vanno contro, come una mareggiata iconografica. Le immagini di un film sono troppo veloci e improvvise per la mente post XIX° secolo, per lasciarla intonsa e libera di seguire le proprie associazioni. La mente deve reagire e si trova impreparata. Da qui si impoverisce irrimediabilmente. Meno associazioni, meno ricchezza. I dati vanno elaborati e codificati subito e in fretta: non c'è tempo per lasciare correre la mente, libera e infantile, ingenua e vergine. L'Erfahrung ha perso la verginità: è divenuta Erlebnis. Banale reazione meccanica a stimoli immediati, secchi, scioccanti, violenti. Nella vita e nell'arte. L'arte tradizionale viene affiancata e superata, come un'auto d'epoca da una sportiva e fiammante coupè, dall'arte riproducibile tecnicamente: il cinema e la fotografia, ma poi anche dal design. E' finita un'era fenomenologica, ne è iniziata un'altra ("Alla malora l'arco e lo scudo!" avrebbe detto Archiloco). Ma allora, e oggi? Tutto ciò è ancora vero oggi? Di tempo ne è passato. E tanto, quasi un secolo. Di tecnologie se ne sono succedute. Di traumi ce ne sono stati a iosa. Come è cambiato l'inconscio collettivo? E' tutto un continuum di esperienze tecnologiche sotto il minimo comun denominatore della ricezione di choc, tipica dell'Erlebnis, esperienza povera, oppure all'interno del continuum ci sono stati dei punti di rottura, delle differenze che, senza che ci si sia ben riflettuto sopra, hanno cambiato qualcosa? Siamo al dunque. Rispondiamo con delle domande, come sempre, se si vuole lasciare che le risposte affiorino da sé, se devono affiorare, che anneghino, se devono annegare. Lasciamo aperta la questione e, come dire, "open source". Com'è che certe esperienze, certe situazioni, certi incontri, nati apparentemente per essere oggetto di una semplice Erlebnis (ricezione di dati), oggi si sono tramutati invece sempre più in oggetto di un'esperienza più ricca di vissuti e di stati emotivi e sempre più difficile da descrivere e da ridurre a mera acquisizione di dati di fatto? Siamo agli albori di un'altra nuova era, nasce una nuova Erfahrung? Perché un film è giudicato "d'autore"? Perché una fotografia viene venduta all'asta, anche se è riproducibile tecnicamente? E questo solo per l'arte. Ma pensiamo all'esperire, al veder quotidiano: perché La pedalata a rapporto fisso qui descritta desta tante libere associazioni della mente (a tal punto da venir su questo sito annoverata sotto l'egida spudorata di Erfahrung), che prima una semplice pedalata, intesa come banale spostamento funzionale da A a B, non avrebbe mai permesso di provare? Perché un viaggio in metropolitana nella notte desta infinite sensazioni, passaggi della mente, luoghi della coscienza addormentati, attimi di surrealismo urbano? Perché una pinta di Tennent's super in un determinato bar di Berlino, a una determinata ora, con determinati avventori, con determinati passanti visti per strada da una certa prospettiva, dietro una vetrata piovosa, smuovono sentimenti romantici, svegliano sensazioni e affetti ottocenteschi? Perché una banale playlist sull'I pod desta attimi di autentico Sturm und Drang e altri di schietto, sincero Decadentismo? Queste le domande, da abitare, possibilmente, come open space e non come monolocali. Piccola web-lografia: Walter Benjamin (fondamentale) Walter Benjamin (fondamentale) Walter Benjamin (fondamentale) Per una ricerca sul web su Walter Benjamin e su Proust si rimanda alla sezione "Links" di questo sito.
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