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Il lato oscuro della forza. Storia di un disturbo ossessivo-compulsivo. PDF Print E-mail
Friday, 10 June 2005 11:14

Avvertenza: quello che segue è un post nato dalla visione di un film. Non sul film. Intorno al film si muove: lo scruta, lo annusa, lo assaggia, ma del film in sé non parla. Si muove libero, ha più pretese. La colpa non è nostra, ma di Lucas. Anzi, forse  nemmeno sua.

La scelta è tra un controllo ossessivo e compulsivo del tutto (degli eventi, delle persone, del loro e del nostro futuro) e la semplice, superficiale, omologante, noiosa, banale oblomovistica strada del "lascia che sia". La brama dell'essere a capo di tutto, seduto nella stanza dei bottoni del destino o l'accettazione saggia ma depressa della propria incapacità di controllo onnipotente degli eventi.
Ora, l'ego schiacciato dalla paura della felicità, l'ego schiacciato dall'angoscia di traumi possibili e futuribili, produce mostri, questo è ciò che sappiamo, questo è ciò che ci insegna l'esperienza quotidiana, anche delle cose più banali.
E l'esperienza pare dirci anche che quest'ego o si cura, oppure finisce male: finisce per rovinarsi la vita da solo, inevitabilmente si autodistrugge (se non in senso fisico, almeno in senso psichico, pregiudicandosi la felicità). Diviene cioè l'ego delle sventure e dei drammi annunciati che poi si verificano davvero: perché lui stesso li fa accadere. E' affetto da una forma anomala di cassandrismo: predice, immaginandosele, delle sventure terribili, cui nessuno razionalmente crede tranne lui, e poi queste sventure puntualmente le determina egli stesso, quasi a dire agli altri, ma sopratutto a se stesso: "Vedi che è successo davvero, vedi che c'avevo ragione?"  E' la storia di mille persone, una storia comune, una storia di ordinaria quotidiana ossessione: ci sono migliaia, forse milioni di persone nel mondo che ne sono affette e che, come dicevamo, o si curano o si rovinano la vita: così almeno tutti ci dicono. E allora, un po' per amor di se stessi, ma soprattutto su spinta degli altri che più non li sopportano, scelgono di curarsi: a suon di sedute terapeutiche nel migliore dei casi, a quello più allarmante degli psicofarmaci nel peggiore. Il risultato non è affatto garantito.
Ora, il bello, ci pare, è che questa è anche molto semplicemente (semplicemente, ma che dà adito a mille spunti interpretativi), la storia di Darth Vader, che diviene mito.

E' la storia cioè di Anakin Skywalker, giovane Jedi, forse "il predestinato" degli Jedi, che teme un evento traumatico e inaccettabile per sé (la morte della compagna durante il parto) e che, ahimè, tale evento finisce per provocare egli stesso con le sue stesse mani (tra l'altro in senso letterale).
Torniamo allora al nostro disturbo ossessivo. Esso si nutre di un bisogno perverso: è talmente insopportabile, direi in-fronteggiabile la paura che si verifichi l'evento tragico immaginato, che l'ossessionato vede una sola strada per uscirne, anticipare tale evento facendolo accadere per davvero. L'ego, per liberarsi dal fardello del proprio terrore, ne produce da solo la causa. Forse come ultimo gesto disperato di affermazione del proprio controllo onnipotente: se mi devo fare del male, me lo faccio da solo, non accetto che sia il destino a farmelo. Come appunto fa Anakin, rendendo egli stesso reale l'incubo che lo tormenta: la morte di parto della sua compagna Padme. 
Bene, veniamo allora all'aspetto che qui più ci preme analizzare. Nel film Anakin teme a tal punto la morte della persona amata che finisce per ucciderla egli stesso, la nostra domanda allora è la seguente: questo è un circolo vizioso proprio di una persona malata di ossessione, che come tale, andrebbe curata con i moderni (figuriamoci poi nel film, ambientato in una galassia temporalmente "lontana lontana") strumenti di psicanalisi e medicina o è il destino crudele di un uomo, di ogni uomo, che combatte fino all'ultimo, perché non vuole rassegnarsi all'impotenza? Anakin è un malato di ossessione o è un uomo sano, che come tutti gli uomini, non può accettare l'imprevedibilità e l'accidentalità della vita? E' un uomo incapace di rilassarsi, di lasciare banalmente "che sia", (come gli suggerisce il maestro Joda) o è un uomo occidentale, che come tutti gli uomini occidentali non può "lasciare che sia", ma deve intervenire?  Proviamo a riflettere. E facciamolo partendo da ciò che l'ossessione di Anakin produce: la morte di Padme e la nascita di Darth Vader. Padme muore dando alla luce Luke e Leila, come paventato, anche se in realtà per le conseguenze dell'aggressione che subisce da parte di Anakin poco prima del parto. E a lui, a Anakin, che cosa capita?
"Le scene che riguardano la caduta di Anakin sono ambientate in un universo di fuoco cupo, polveroso e visivamente "sporco", tutt'altra cosa rispetto al tripudio di luminosità fotografica e di perfezioni scenografiche che avevano dominato la prima metà di questo film e i due precedenti. E così Darth Vader, come ogni creatura mitica e destinata ad essere mito, nasce tra le fiamme e la polvere, ma soprattutto dalle macerie carbonizzate del suo alter-ego Skywalker (...)"   (da Off Screen).
Anakin viene punito e orrendamente mutilato dal suo maestro Obi Wan. Prende fuoco nella lava ardente e brucia, veloce, rapido. Del suo corpo resta ben poco. Quel tanto che basta, però, da lasciarlo ancora in vita. E che vita.
Dalle braci di Anakin Skywalker nascerà un uomo faustiano. Forgiato nel fuoco e dal fuoco, dopo esser stato leso per sempre. Sfigurato nelle carni e abraso fin nei più intimi risvolti del cuore: ha compiuto il suo destino e si è ritrovato con un pugno di mosche in mano. Ha ceduto al lato oscuro della forza, convinto di ottenere il tanto agognato controllo onnipotente sulle persone amate e salvare così Padme, e si ritrova invece, paradossalmente, senza né l'uno né l'altra. Anzi senza più nemmeno la propria stessa integrità fisica: non ha più le gambe e il suo volto è per sempre sfigurato. In un certo senso, egli ha fatto tutto da solo (o al massimo si è lasciato convincere troppo facilmente dagli altri). Ma, ormai, ha fatto. E non può più tornare indietro, questo è un dato. Da quel momento niente sarà più lo stesso per lui. Da quel momento in poi lui sarà un altro.
Già, ma chi è allora? E' l'uomo che si porta dietro, indelebili, le stigmate della sua scelta, il casco e l'armatura, forgiate da Palpatine. Una sorta di Adamo, condannato a vita dal suo peccato originale: aver osato voler controllare il mondo. Un uomo che vivrà il resto della sua vita come una condanna, che gli rimarrà appiccicata addosso, tanto da non potersene mai più liberare: la maschera nera gli dà la vita, senza non può respirare. E' l'ossessivo che non si è voluto curare. E che ha finito per rovinarsi la vita.
Ma quale è davvero la sua colpa? Quella di non aver lasciato che il destino di Padme si compisse indipendentemente dal suo volerlo controllare. Il non aver accettato che non fosse affar suo. E l'aver invece ceduto alla tentazione del lato oscuro, che prometteva onnipotenza sul destino degli altri.
Chi non ce la fa a trattenersi, e non si fa curare da questa sua "malattia", ne subirà indelebilmente le conseguenze, lo avevamo detto. Questo ci dicono i fatti e questo ci dice anche la storia inscenata da Lucas. Joda aveva avvertito Anakin: "Non cercare di controllare il destino delle persone che ami". "Sopporta il dolore determinato dalla tua impotenza", potremmo aggiungere noi. Ma Anakin ha voluto fare di testa sua, non ce l'ha fatta. Il dolore per l'impossibilità di controllare il futuro gli era intollerabile e ha ceduto alla promessa del lato oscuro. Forse Joda non è stato un buon psicanalista, non è riuscito a capire che non con tutti funziona l'orientaleggiante "lascia che sia". La tentazione, il lato oscuro sono forti, promettono molto, troppo. Cedervi, cedere al desiderio di controllare il destino degli altri, è umano. Occidentale, diremmo. Chi non vorrebbe avere il controllo delle vite delle persone amate, onde impedir loro le sventure e il male? Già, perché la verità è che è insopportabile il dolore che produce il sapersi impotenti di fronte alla vita propria e altrui. E' fonte di angoscia, paura, ansia, terrore. E allora la vita stessa diventa, in ogni suo più piccolo dettaglio, proprio un cercare di reagire a questo senso di impotenza e di fatalismo, rifiutando la gratuità e l'accidentalità, come ha fatto Anakin. Anche a costo di vendere l'anima al diavolo. O, appunto, al lato oscuro della forza. Siamo destinati a diventare tutti (perché forse non lo siamo già?) degli ossessionati, dai comportamenti compulsivi, disturbati e insoddisfatti. Tanti piccoli Darth Vader. Ecco il punto.

In conclusione, potremmo dire che curiosamente Anakin sarebbe potuto piacere molto all'Esistenzialismo: per la sua angoscia e la sua "nausea" di fronte alla gratuità della vita e delle cose. E che Darth Vader, forse, è solo e semplicemente straordinariamente "Umano, troppo umano": vuole essere lui, non il fato, a cambiare il corso delle cose. Un troppo umano che paradossalmente finisce per essere poco umano nell'aspetto fisico, orrendamente mutilato, ma profondamente umano nell'animo, angustiato e ribelle. Impossibilitato fino all'ultimo ad accettare un ordine delle cose nel quale non può intervenire. Eppure, ironia del destino, o beffa cinematografica, egli è condannato per sempre a essere "il" cattivo. 

 
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