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Critica del giudizio

Il Bello, e il Brutto. Suggestioni, aperture, derive.



\Claude Parent: Utopia dell'obliquo\ PDF Print E-mail
Written by Chiara Rubessi   
Monday, 05 July 2010 15:34

\La fonction oblique est une arme destructrice des poncifs... pour qu'aujourd'hui on la ramasse et qu'elle puisse apporter une ouverture de pensée\ CP

Si è chiusa ormai da qualche mese la mostra monografica parigina dedicata al lavoro e al pensiero di Claude Parent, architetto francese, che ha costruito poco durante la sua carriera, ma che ha lasciato una traccia profonda nell'architettura moderna, e che è stato celebrato (con la prima retrospettiva sull'architetto) proprio in quella Parigi che agli inizi della sua carriera è stata il centro del nuovo in ambito culturale, politico e sociale, e dove l'architetto ha iniziato a elaborare il suo pensiero costruttivo.
Claude Parent ha operato in un periodo storico, gli anni Cinquanta e Sessanta, marcato da rotture e rimbalzi, e in questo frangente ha saputo tracciare e animare la storia culturale segnata dalle mutazioni dell'architettura francese e internazionale. Importante è stata, quindi, la scelta di valorizzazione e divulgare l'intensa attività di un architetto e della sua attività professionale che dura da più di cinquant'anni.
 
 
Progetto per la Biennale di Venezia, 1970.
Parent ha completamente trasformato lo
spazio interno proponendo un percorso obliquo.
 

  

  

  

  

  

  

  

  

 

  

  

  

  

  

  

  

  

  

 

La sua esperienza, infatti, cominciò nel 1953 e si prolungò soltanto per una decina di anni, sufficienti però per lasciarci le sue più importanti produzioni divenute delle vere icone dell'architettura: citiamo la Maison Drusch a Versailles, la chiesa di Sainte-Bernadette du Banlay di Nevers o il Pavillon dell'Iran alla Cité Universitaire Internationale, non tralasciando le importanti frequentazioni che Parent ebbe durante la sua carriera e il progetto (diventato il suo Manifesto) per il Pavillon francese che portò alla Biennale di Venezia del 1970. Dei suoi incontri, anche la mostra ne ha dato un resoconto fotografico, si annoverano personalità dell'epoca attivi in diversi ambiti, come André Bloc, Ionel Schein, Nicolas Schoffer, Yves Klein, Sylvia Monfort, Jean Tinguely; che hanno influenzato ognuno a suo modo il pensiero di Parent.

\Après la rupture de la guerre, il est devenu évident qu'un espace d'inscrption ne pouvait plus être considéré comme un espace de fondation\ CP

Ma chi è, dunque, Claude Parent? Claude Parent è un architetto (ha 86 anni), ma è anche un utopista, un polemista, un notevole disegnatore, un avant-gardiste che a difeso, e difende, le sue idee controcorrente sull'architettura. Inventare un nuovo vocabolario dell'architettura, riformulare una organizzazione spaziale, liberare i principi fissati nel tempo e nell'abitudine: il gesto architettonico di Parent parte da questo, il lavoro di una vita, la potenza visionaria che a lungo l'ho ha emarginato dal gota dell'architettura dell'epoca. Uno sguardo differente, obliquo, dello e nello spazio. Contro il teorema ortogonale e le leggi costruttive accademiche, Parent ha formulato una nuova utopia dell'abitato, incarnata dalla famosa riflessione sulla Funzione dell'Obliquo, con il suo complice, il filosofo Paul Virilio. La sperimentazione, il savoir, è stato a lungo il suo campo d'investigazione privilegiato.
L'inizio degli anni '60, la collaborazione con Paul Virilio (uomo cristiano di sinistra) e la fondazione dell'agenzia di architettura, permettono a Parent di formulare la nozione di funzione dell'obliquo tradotta nei disegni intitolati: le Potentialisme, les Ondes, les Turbosites, la Faille.
Ancora utopico e sulla carta nell'esposizione Exploration du futur a Saline d'Arc-et-Senans il suo pensiero diviene concreto con la costruzione della chiesa du Banlay a Nevers (1963-1968). Il radicalismo spaziale di Parent incrocia la visione socio-critica di Virilio, e l'idea è quella di trasformare un "oggetto" di guerra, il bunker, in un segno di pace, la chiesa. L'architettura di Sainte-Bernadette è il completamento delle ricerche sul brutalismo, il compimento della cultura dell'obliquo in rottura con l'orizzontalità del piano moderno, ma soprattutto un avvenimento culturale, un gesto decostruttivo.

\Chaqué époque possède sa définition spatiale. Une définition spatiale, c'est le systéme de références géometriques dans lequel une société s'accomplit [...]\ CP


La retrospettiva, che è stata curata da F.Migayrou e F.Rambert, alla Cité de l'Architecture et du Patrimonie ha reso omaggio, attraverso la figura "marginale" dell'architetto, alla necessità di far emergere un pensiero per un'altra architettura, oggi prioritario, e alla capacità di porre uno sguardo perturbato nello spazio.
Il fil rouge dell'architettura di Claude Parent, ha radici nel suo maestro Le Corbusier e arriva fino a oggi al suo "discepolo" Jean Nouvel, curatore dell'allestimento della mostra. 
È quasi simbolico che lo stesso Nouvel, che ha iniziato la sua carriera nell'agenzia di Parent, sia il progettista dell'allestimento, dopo aver dedicato a quest'ultimo e a Paul Virilio il suo ultimo progetto per la Filarmonica di Parigi. L'allestimento creato da Nouvel ha messo in campo il cammino della continua ricerca e sperimentazione del pensiero architettonico di Parent, un continuo dialogo tra due aspetti importanti del suo lavoro, l'opera disegnata e l'opera costruita: nello spazio espositivo un lungo muro accoglie verticalmente i disegni elaborati dall'architetto, progetti composti da solo o in collaborazione, tra il 1960 e il 2009, mentre nello spazio orizzontale sono poste i modelli a rappresentare l'opera costruita. Non poteva non mancare il segno dell'obliquo nello spazio espositivo che si manifesta con pannelli informativi e narrativi pendenti dal soffitto, un luogo creato per ospitare il pensiero altro di Parent.

Nota al testo

Le citazioni di Claude Parent sono tratte da Claude Parent Architecte, Les Incokuptibles, 2009.

Esposizione Claude Parent
 
San Francisco: il segno dell’Academy of Sciences. PDF Print E-mail
Written by Chiara Rubessi   
Tuesday, 23 February 2010 00:00

robert_frank_05

Identità, territorio, differenza, sono la soglia a partire da cui si definisce oggi la pratica dell'architettura come progetto. Ma cosa vuol dire progettare? Oggi occorre trovare nuove risposte a questa domanda, indagare il pensiero dietro il quale si cela il gesto costruttivo. L'architettura deve ritrovare la permeabilità e la sua interdisciplinarità con i diversi linguaggi, come quello della filosofia, ad esempio. Le continue scoperte scientifiche e tecnologiche hanno sempre più importanza, e sono indirizzate a creare nuove condizioni. Il loro confronto con i saperi umanistici, si esplica nel delicato rapporto tra tradizione e innovazione. Su questo sfondo, l’architettura si pone sempre più come il limite già sempre oltrepassato  dell’opera d’arte nella propria esibizione (a un tempo ostentatio e interpretatio). Occorre, quindi, far emergere e segnare quelle pratiche architettoniche di confine, che si muovono in spazi altri, in un continuo divenire tra  l'uomo e ciò che sta intorno. Occorre far emergere lo spazio di senso che accade nell’esibizione dell’architettura. Occorre prendersene cura su autet. Nel seguito un primo contributo dedicato Academy of Sciences di San Francisco.

 

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Giovanni Gastel: “Maschere e spettri”. PDF Print E-mail
Written by Vittorio Raschetti   
Monday, 26 October 2009 21:28

Premonizioni di punizioni, private incursioni nel deserto dei castighi. Senza specchi, solo vetri sparsi sul tappeto uncinato di una sfilata sfumata nel ghiaccio secco di nubi artificiali. Defilate e sequestrate in stanze sigillate.

Intra-mondi colpevoli tra gnosi ed ecchimosi dell'immagine, spettrali relitti di delitti mai prescritti, velo di stoffe impregnate di sangue trascorso nell'intrigo di tessuti scarlatti, stiletti e merletti. Attraverso il corpo della colpa, il colpo alla gola: composta catatonia scolpita assopita.

Stilemi di bellezze semisepolte, deposte tra velature di verdi velenosi. Verdi presi a morsi.

Manieristiche stoffe perturbanti allusive abbondanti racchiudono demoni di magrezza truccata: sibilanti simulacri di modelle postmoderne che respirano piano.

 

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Autet e Cannes 2009. PDF Print E-mail
Tuesday, 02 June 2009 13:01

“Un Festival come Cannes deve anche capire che non siamo qui per dare i voti alla monteé des marches”
Libération, 17 maggio 2009.

Con le parole di Olivier Séguret, critico cinematografico di Libération, Autet presenta il suo punto di vista sul 62esimo Festival di Cannes 2009, appena conclusosi. Per la prima volta c'eravamo anche noi ed è stata una prima volta emotivamente ed esteticamente intensa. Non è stato facile scegliere tra i molti film di livello in concorso (l'anatomia del potere di Vincere di Bellocchio, metafora inquietante e attuale, ma anche Coppola, Resnais, Almodovar, Haneke) e celebrazioni importanti nel ri-presentare pratiche filmiche  (Nouvelle Vague, Tati, Pietro Germi, per citarne solo alcune) di fronte all'ordine abulico e prestabilito dell'ingegneristico ritorno alla sintassi tipico del cinema di oggi (riguardo a queste tematiche e all'importanza del montaggio nel Novecento, rimandiamo anche a recenti interventi di Edoardo Sanguineti*).

La scelta di Autet è stata quella di seguire alcuni film che difficilmente entreranno nel circuito distributivo italiano, ma che secondo noi meritano di “apparire come segno” perché sono film che rivelano a loro modo il disagio sociale e la désespoir (disperazione) dell'uomo moderno e pongono  problemi e domande. I film in questione appartengono alla 48esima Semaine de la critique.

 

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Neighborhood in the wood PDF Print E-mail
Written by Vittorio Raschetti   
Saturday, 08 November 2008 18:31

Gregory Crewdson

Senza assopirsi sul calare della luce, equivoci ed esalazioni di nitida paranoia dello sguardo, scorrono negli abissi deliranti dello sguardo sul vicinato, lungo fenditure laterali nell’ammiccante prossimità orizzontale. La luce oltre la siepe, il buio nella mente del quartiere dissoluto, dissolto nel silenzio sospetto. Vite adiacenti, accenti di provincia, sporgenze aggettanti sulle vite altrui. Azioni ed insinuazioni. Sguardi che si allungano come un teleobiettivo sulla vita solo apparentemente qualunque. Le ombre del dubbio si nutrono del primo presentimento tremante nei rumori del legno di un patio domestico: trame di luce intagliano diagonali di tensione sulla periferia.

Suspense over the fence. La luce dietro la siepe.

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