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Su Le Benevole, la rete e noi. |
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Wednesday, 24 October 2007 02:57 |
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Jonathan Littell è nato a New York nel 1967. Le Benevole è il suo primo romanzo. Scritto in francese e pubblicato per la prima volta nell’agosto del 2006, sta uscendo ora tradotto in tutte le principali lingue del mondo. In Italia è uscito, da qualche settimana, per i Supercoralli di Einaudi (bellissima edizione, adatta ai feticisti dell’oggetto-libro). Le Benevole racconta l’efferata e sconvolgente storia di un ufficiale delle SS, Maximilien Aue, durante la Seconda Guerra Mondiale, nell’Europa dilaniata dalla furia nazista. Racconta, cioè, la storia dal punto di vista che mai avremmo voluto sentire, quello dei carnefici per eccellenza. Eppure, nell’incipit, l’autore si rivolge così ai lettori: “Fratelli umani, lasciate che vi racconti come è andata” e, poco dopo, aggiunge: “Vivo, faccio il possibile, capita così a tutti, sono un uomo come gli altri, sono uno come voi. Ma via, se vi dico che sono come voi”. Insomma, ci sta chiamando. Ecco, in questo richiamo, subito si vien colti da una stonatura. Qualcosa non torna. Una sorta di scompenso cardiaco del nostro piano etico ci coglie all’improvviso. No. Noi non siamo come lui. Questa è la prima reazione, l’urlo liberatorio che ci viene dall’anima, appena lette queste parole. Noi non siamo e non potremmo mai essere nazisti. Anzi, noi siamo, ontologicamente il non-nazismo.
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SUL SALIRE: Aufhebung alla Madonna del Ghisallo. |
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Monday, 15 October 2007 12:51 |
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Aufhebung è il termine fondamentale del linguaggio filosofico hegeliano. Auf- heben costituisce semanticamente il calco del latino tollere, cioè "togliere per conservare"; letteralmente "porre qualcosa sopra, ad un livello più alto". Il Santuario della Madonna del Ghisallo è una piccola chiesa che si trova a Magreglio, in provincia di Como, alle pendici del Monte San Primo. L’ascesa (o Aufhebung) alla Madonna del Ghisallo dal suo versante “nobile”, quello cioè che parte da Bellagio, cerniera fra i due rami del lago di Como, rappresenta in tutto e per tutto una figura dello spirito hegeliano per ogni ciclista-ascensionista che si rispetti. Un’ascesa mitica, avvolta da un’aura romantica e misteriosa che induce nel ciclista, al contempo, fascino e rispetto. Tra il terzo chilometro e l' abitato di Guello si trova la parte più impegnativa, caratterizzata da sette stretti tornanti e da lunghi rettilinei, con pendenze che raggiungono il 14%, all' ombra dei boschi che costeggiano la carreggiata. Affrontarla in una giornata d’autunno, con la cima avvolta dalla condensa nebbiosa, e la minaccia costante di pioggia, è la morte sua. Riprendiamo così da qui la nostra riflessione sul "Salire". Nello specifico, da questa cronistoria dell’avvicinamento e dell’ascesa alla Madonna del Ghisallo fatta dal nostro inviato, Davide Galbusera.
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Tuesday, 11 September 2007 12:04 |
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Ben(ri)trovati. E breve, piccola premessa. Quello che segue è l’inizio di una nuova e lunga riflessione nata da esperienze (sia pratiche che di pensiero) assolutamente personali. Esperienze fatte cioè in prima persona dal sottoscritto, che però in realtà confluiscono direttamente in un ragionamento ben più ampio e meno personale. Vanno cioè direttamente a connettersi e fondersi con quella che è la sfera dell’ “essere autet”. Laddove, per “essere autet”, intendiamo qualcosa di assolutamente inattuale e apparentemente autoreferenziale, che merita però di essere “risvegliato” e divulgato. In una parola, salvato, dall’oblio del consenso culturale. Ecco dunque che ho deciso di parlarvene.
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Il Monologo del Grande Scrittore. |
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Monday, 09 July 2007 10:45 |
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Quando uno scrittore è in realtà intrinsecamente un poeta, non può, non deve, sfuggirci. Bene, oggi ne abbiamo uno sotto gli occhi, ma, a mio avviso, non siamo ancora stati capaci di vederlo bene. Quando uno scrittore è in realtà un poeta, te ne accorgi subito. Descrive stati d’animo, sensazioni, modi di vedere e sentire, modi di fiutare luoghi, persone, cose che nulla o poco hanno in comune con ciò che siamo abituati a leggere. In una parola, ci sorprendono. E l’effetto sorpresa è da sempre, a mio avviso, la base di qualsivoglia creazione poetica. Il poeta (che in realtà è un Grande Scrittore) è colui che, come per incantamento, coglie sfumature, brandelli di sensazioni, lapilli di corteccia celebrale che per tutti gli altri scrittori non esistono affatto. La prima cosa che notiamo, al cospetto del Grande Scrittore-Poeta, è che la trama, egli, la ignora. O, al massimo, ne fa un uso del tutto personale, particolare, forzato. Folle ai fini della costruzione narrativa, potremmo dire: a tratti quasi la accantona. Essa ci pare allora lenta, distratta, insicura. Il Grande Scrittore si sofferma infatti su particolari apparentemente insignificanti, come un bambino che cammin' facendo si distrae continuamente, dimenticando quel che deve fare veramente, mentre i genitori lo strattonano di qua e di là verso casa. Sembra quasi, l’incedere del Grande Scrittore, un divagare inutile.
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